4 dicembre 2018

Il 30 novembre a Bari siamo intervenuti a Parole a scuola, l’evento annuale di Parole O_Stili dedicato alla formazione degli insegnanti, in un panel dedicato alle esperienze digitali in classe.

Parole O_Stili: relazioni e linguaggio

“Parole O_Stili è condivisione, community, un luogo virtuale dove si incontrano persone reali: le relazioni sono il cuore, perché con le parole ci abbracciamo”. Ha presentato così, Rosy Russo, la tappa barese della kermesse dedicata alla comunicazione consapevole svoltasi lo scorso venerdi 30 novembre. La fondatrice e cuore pulsante dell’Associazione Parole O_Stili ha ricordato, di fronte a centinaia di insegnanti provenienti da tutta Italia, il valore e l’importanza delle parole in un’epoca in cui l’impermanenza dei contenuti, data dalla molteplicità dei flussi comunicativi, pare aver allontanato le persone dalla complessità, dall’approfondimento e dall’attenzione verso i contenuti stessi.

Parole O_Stili è dunque un movimento trasversale, per settori e ambiti, tra influencer, esperti di reti sociali, operatori culturali, docenti, studenti e persone comuni che vuole riportare alla custodia, alla tutela e alla salvaguardia dell’unico strumento che ci permette di distinguerci come genere umano e che sta alla base della nostra evoluzione come individui e come comunità: il linguaggio.

Esperienze digitali in classe: il panel

A Parole O_Stili, noi di Betwyll, non potevamo dunque mancare. Il nostro panel, gestito da Giovanni Pinocchio Boccia Artieri (Giovanni è stato uno degli influencer ad interpretare, nel 2013, il personaggio di Collodi per il progetto di social reading dedicato all’omonimo racconto) era intitolato “Esperienze digitali in classe” e ha raccontato agli insegnanti presenti come i processi e le attività di insegnamento e apprendimento con il digitale in classe si riescano ad adattare ai cambiamenti cognitivi e alle pratiche comunicative della nuova generazione di studenti.

I ragazzi che individuiamo oggi come Generazione Z (fondamentalmente tra i 15 e 25 anni) – ha commentato Boccia Artieri – non hanno vissuto la trasformazione al digitale, ci sono nati dentro e dunque non hanno le competenze necessarie per poterla decodificare e dunque approcciare con distacco e consapevolezza. A questa condizione di nascita aggiungono una conoscenza ‘in the moment’, contestuale, ovvero hanno un picco di attenzione nel momento stesso in cui fruiscono il contenuto che però, avendo una vita brevissima, ed essendo dunque autoconclusivo, non rimane nella memoria a lungo termine e dunque non va a costituire un tassello culturale della persona.

Gli strumenti online e il social networking, oltre ad offrire contenuti impermanenti, brevi e senza memoria (le stories svaniscono nell’etere dopo 24 ore) sono però strumenti che possono essere utilizzati proprio per ritornare ai contenuti, per recuperare quella profondità che sta alla base della conoscenza e della permanenza culturale.

Il panel organizzato da Parole O_Ostili ha dunque voluto raccontare alcune delle esperienze più note e coinvolgenti degli ultimi anni grazie alle quali il digitale, la comunicazione online, è diventata un mezzo innovativo per ottenere un risultato antico: fare cultura, avvicinare le nuove generazioni ad un rinnovato modello di conoscenza.

Invasioni digitali – Marianna Marcucci

Dal 2013 ad oggi Invasioni digitali ha coinvolto circa 50mila persone in più di 15mila eventi in tutta Italia e nel mondo. Alla base del modello di Invasioni c’è la voglia di aprire il museo, o un qualsiasi luogo di cultura, alla partecipazione attiva delle persone che si riappropriano di quel pezzo d’arte e lo rielaborano facendolo diventare proprio e quindi comunicandolo in maniera rinnovata per dargli nuova vita. Ai fondatori di Invasioni digitali è dunque parso naturale l’ingresso a scuola dove l’educazione alla riappropriazione e alla rielaborazione dei contenuti culturali offre ai ragazzi un esempio, un modello di cittadinanza basato sulla condivisione, lo scambio e la crescita sociale. “Con Invasioni digitali – dice Marianna – si aiutano i ragazzi e i cittadini a capire che il digitale è un’opportunità di conoscenza. Le STEM senza le Humanities sono un incubo.”

La matematica su YouTube – Elia Bombardelli

Con Elia siamo entrati nel mondo di YouTube scoprendo come il canale può essere utilizzato per insegnare, ad esempio, la matematica. Partendo da alcuni dati (il 70% dei millennials ha usato YouTube per imparare nel 2017), Elia, da docente, ha presentato il suo approccio all’insegnamento affiancato da YouTube: sono più di 200 i video caricati sul suo canale e non si tratta di semplici lezioni di matematica, ma ci sono anche esperimenti e consigli su quali strumenti usare per ottimizzare la lezione in classe. Elia ha poi consigliato alcuni tra i canali più famosi e interessanti per poter iniziare ad approcciare alcune materie: Ingegner Cerroni – Canale di esercizi di matematica; TED education – Canale dedicato a lezioni di vario tipo, divulgate anche attraverso indovinelli; Link4Universe – Canale che ci racconta l’astrofisica in video brevi e coinvolgenti.

Future Education Institute – Donatella Solda

Con Donatella abbiamo ripercorso la sua esperienza (e quella di Damien Lanfrey) all’interno del Gabinetto del Ministero dell’Istruzione (dal 2012 fino allo scorso anno). Dalla “Buona scuola” al #PNSD, fino al “Curriculum di educazione civica digitale” Donatella ci ha raccontato il lavoro e gli sforzi fatti dal Ministero, assieme agli innovatori individuati fuori e dentro le mura scolastiche, per stimolare quello che oggi è percepito come un processo inevitabile: l’innovazione del sistema educativo nazionale. Questo bagaglio di esperienza ora confluirà nella prossima avventura di Donatella e Damien che, fuori dal burocratizzato contesto pubblico, potranno mettere a sistema le loro competenze e la rete di contatti per dar vita ad un istituto (il Future Education Institute – Centro Internazionale per l’Innovazione e l’educazione con sede a Modena) che proponga un approccio sistemico a questi temi in maniera più efficace, libera e dinamica.

Il social reading – Pierluigi Vaccaneo

Ah, e poi c’era Betwyll. Se volete, qui potete rivedere il video del nostro intervento (da 2:07:28). Il nostro obiettivo è sempre lo stesso: usare i libri, la letteratura, in combinazione con le nuove tecnologie, per riaccendere il falò della cultura, riattivare il dialogo, il dibattito attorno ai contenuti culturali e dunque la loro fruizione da parte delle persone, dei lettori, dei cittadini, degli studenti e degli insegnanti. Insomma, usiamo il digitale, con la sua orizzontalità, per far rileggere i libri e dunque tornare alla verticalità, all’approfondimento, allo studio, all’attenzione, alla tutela dei contenuti e delle parole che, per dirla con Cesare Pavese, “sono tenere cose, intrattabili e vive, ma fatte per l’uomo e non l’uomo per loro”.

Pierluigi Vaccaneo

Photo: (in alto, da sinistra) Marianna Marcucci, Paolo Iabichino, Giovanni Boccia Artieri, Andrea Sesta, (in basso da sinistra) Elia Bombardelli, Pierluigi Vaccaneo

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