1 Novembre 2018

Un’intervista a Claudio Nobili, ricercatore dell’Università di Gent, dove Betwyll viene utilizzata per il collaborative learning in ambito umanistico.

Twitter in Humanities Teaching (THT) è un progetto annuale che applica il Computer Supported Collaborative Learning agli studi umanistici. È stato introdotto dall’Università di Gent nel 2017 e adattato alle esigenze dei corsi di Letteratura Italiana. Quali erano gli obiettivi del progetto?

Il progetto THT è stato finanziato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Gent; più precisamente, si inserisce nell’ambito di quelle iniziative volte all’innovazione della didattica incoraggiate dalla stessa Università. Perciò l’obiettivo principale del progetto può essere riassunto con la parola chiave “educazione” di uno studente straniero di italiano alla manipolazione linguistica di un testo letterario, adattato al social Betwyll. Educazione linguistica, letteraria e digitale, insomma, si legano in modo indissolubile.

Lussu, Ariosto, Tasso

Il progetto si è articolato in due fasi. La prima dedicata a Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu e la seconda ad alcuni canti dell’Orlando Furioso e della Gerusalemme Liberata. Quali sono stati i risultati di queste attività e le lezioni apprese?

Rispondo solo alla seconda parte della domanda poiché la prima fase di THT è stata realizzata l’anno precedente al mio arrivo a Gent. Rispetto alle sperimentazioni già attuate di adattamento di un testo letterario a un social network (per fare degli esempi, si pensi alle diverse iniziative lanciate dalla Società Dante Alighieri e dal Prof. Massimo Arcangeli, oppure alla recente traduzione in emojitaliano del Pinocchio collodiano ad opera della Prof.ssa Francesca Chiusaroli), con THT gli studenti sono stati invitati in un primo tempo a produrre autonomamente e settimanalmente dei twyll (commenti in 140 caratteri) progettati come brevi note al testo dell’Orlando Furioso di Ariosto secondo l’edizione del 1532 (limitata ai canti I e XXIII).

Per la produzione dei twyll gli studenti hanno tenuto conto di quanto via via appreso dalle lezioni teoriche frontali del corso di letteratura italiana (tenuto dalla Prof.ssa Mara Santi, responsabile di THT) e dalla bibliografia studiata. Si è così ottenuto un modello per quella che abbiamo chiamato “edizione twitteraria” del Furioso.

Dall’aula reale a quella virtuale

Dopo queste letture aperte anche alla comunità di TwLetteratura, la sperimentazione su Betwyll è continuata all’interno di un’aula virtuale riservata. Che cosa è cambiato in questa modalità di lavoro?

Un limite metodologico della prima fase di THT è stato quello di richiedere agli studenti una quantità settimanale di twyll. Questo ha avuto ripercussioni negative sia sulla progressiva originalità dei testi sia sulla spontaneità nell’interazione.

Nella seconda fase, si è quindi deciso di allestire su Betwyll un’aula virtuale strutturata in tre sezioni di approfondimento dei contenuti sollevati nell’aula reale. Solo gli studenti dell’Università di Gent potevano accedervi. E questa volta senza un limite minimo o massimo di twyll da produrre secondo una determinata tempistica. Questo cambiamento ha giovato alla creatività dei messaggi scambiati dagli studenti in uno spazio sentito come esclusivo.

Quali raccomandazioni faresti ai docenti che stanno considerando l’ipotesi di avviare un progetto di social reading con i propri studenti?

Due raccomandazioni. La prima: non perdere mai di vista la centralità del testo cartaceo scritto. La seconda: riflettere costantemente con gli studenti sul fatto che la lingua impiegata nel web è solo una varietà linguistica, e non un codice factotum (per dirla con le parole del Prof. Sergio Lubello), da impiegare in qualunque contesto.

Claudio Nobili Collaborative Learning Università Gent

Claudio Nobili

Postdoctoral Researcher all’Università di Gent

Si occupa di gesti da una prospettiva linguistica e di scrittura. Ha pubblicato (con Sergio Lubello) L’italiano e le sue varietà (Franco Cesati, Firenze 2018). Sta per pubblicare I gesti dell’italiano (Carocci, Roma, in stampa).

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