10/07/2019

Edoardo Montenegro condivide le sue impressioni di ritorno da Helsinki, dove abbiamo completato il programma di accelerazione con xEdu.

Il percorso di accelerazione che Betwyll ha iniziato in Finlandia con xEdu mi ha permesso non solo di visitare alcune biblioteche nelle città di Espoo e Helsinki, ma anche di parlare a lungo con bibliotecari e funzionari pubblici impegnati nella progettazione dei sistemi bibliotecari locali, nel tentativo di comprendere meglio quale ruolo hanno le biblioteche nella cultura finlandese.

La mia conoscenza di cosa sia e di come funziona una biblioteca è assai limitata. Non sono un bibliotecario, non ho fatto studi di biblioteconomia e, pur occupandomi di promozione della lettura, mi considero solo un frequentatore di biblioteche; perciò scriverò le mie impressioni di viaggio da lettore, sognando Se una notte d’inverno un viaggiatore e Il nome della rosa.

Le biblioteche: digitali, diffuse, inclusive

Per cominciare, in Finlandia mi ha colpito il grado di integrazione fra i servizi fisici e i servizi digitali offerti dalle biblioteche: non c’è persona con cui io abbia parlato, a prescindere dalla mansione e dal contesto organizzativo, che non mi abbia consigliato di proseguire la mia esplorazione su Helmet, il portale digitale delle biblioteche di Espoo, Helsinki e Vantaa.

Ed è proprio esplorando Helmet che si percepisce il secondo elemento di rilievo, ovvero la diffusione e la capillarità del sistema bibliotecario pubblico. Le tre città, che insieme contano circa 1.150.000 abitanti, dispongono di 68 diverse biblioteche, ovvero una ogni 17.000 abitanti. A ciò aggiungerei il fatto che molte fra queste sorgono in corrispondenza delle stazioni ferroviarie e degli autobus, dove sono collocate in contiguità con centri commerciali e reti di negozi. Le biblioteche, quindi, non sono mai isolate: sono là dove le persone si trovano.

Il terzo aspetto da evidenziare è proprio la dimensione pubblica. Le biblioteche sono il servizio più apprezzato dai cittadini di Helsinki, seconde solo all’acqua del rubinetto. E sono anche un concreto strumento delle politiche di accoglienza: non appena a un richiedente asilo è riconosciuto il diritto di permanenza nel paese, infatti, gli viene consegnata una tessera bibliotecaria, perché possa fruire da subito di servizi che ne favoriscono l’integrazione culturale.

Dopo aver visto molte biblioteche in Italia, spesso popolate in prevalenza da studenti che le usano come aule studio, supplendo alla carenza delle strutture universitarie, si resta colpiti nel vedere gli stessi luoghi popolati in Finlandia – in misura significativa – da nuovi cittadini e migranti: siano giovanissimi che giocano con i videogame, adolescenti che trovano libri e servizi nella propria lingua madre o adulti che partecipano a corsi per apprendere la lingua finlandese.

Questa dimensione riflette un’impostazione progettuale di fondo. Nella città di Espoo, per esempio, non solo tutti i servizi bibliotecari sono erogati ai cittadini gratuitamente, come previsto dalla legge, ma i software adottati su larga scala hanno interfacce in finlandese, svedese, inglese e russo. Inoltre, specifici servizi in estone, arabo, somalo, cinese e dari – una versione della lingua persiana parlata in Afghanistan – sono stati sviluppati ad hoc per rifugiati e migranti.

Due esempi: Oodi e la Sello Library

È difficile parlare delle biblioteche in Finlandia senza menzionare Oodi, la nuova biblioteca civica di Helsinki, inaugurata a dicembre 2018 e costruita a partire da un progetto dello studio finlandese ALA Architects. Questo edificio, a un visitatore esterno, appare infatti come il vero perno culturale e civico della capitale finlandese. Contigua alla stazione centrale, domina come un’astronave atterrata dallo spazio un’area che si affaccia sul mare e già ospitava il Museo di Arte Moderna e Contemporanea Amos Rex, la Kunsthalle, l’Helsinki Music Center, la Finlandia Hall e il National Museum of Finland.

Il vero tratto distintivo di Oodi è la distruzione della retorica della lettura: i libri non sono piccoli monoliti rinchiusi nelle teche per intimorire i lettori, ma il termine di un percorso esperienziale al cui centro si colloca il cittadino, lettore e produttore di cultura egli stesso. Mentre i libri si trovano al terzo piano, al primo piano dominano i servizi di accoglienza, al piano intermedio i visitatori possono sperimentare strumenti innovativi – dalle tagliatrici laser alle stampanti 3D, dalle moderne tecniche di serigrafia e cucito ai giochi in realtà virtuale – e disporre gratuitamente di stanze e spazi ad hoc per le proprie esigenze.

Tuttavia, è solo visitando la Sello Library, a Espoo, e confrontandomi con un gruppo di bibliotecari per l’infanzia e l’adolescenza che lì lavora, che ho compreso il valore dei sistemi bibliotecari finlandesi e perché le biblioteche della città di Espoo siano state premiate come le migliori al mondo alla London Book Fair 2019. 

La chiave è nella progettazione partecipata

Un amministratore pubblico straniero che, visitando la Finlandia, volesse copiarne – come spesso purtroppo accade – i soli aspetti esteriori, fallirebbe. Non sono il design, la qualità dei materiali e la sofisticatezza degli strumenti messi a disposizione dei cittadini a fare la differenza. A rendere uniche le biblioteche finlandesi è un metodo di progettazione partecipata che i cittadini li ascolta davvero e, grazie alla professionalità di public servants esperti e motivati, implementa servizi e soluzioni in grado di funzionare efficacemente  e durare nel tempo.

Qualcuno a questo punto della storia si chiederà se le biblioteche finlandesi non costino troppo. Eppure, se ci pensiamo bene, l’aspetto chiave è proprio questo: le priorità dell’agenda politica. Il nuovo primo ministro finlandese Antti Rinne, dopo aver vinto le elezioni, ha scelto proprio Odii come luogo in cui presentare la sua coalizione e, appena insediato, ha iniziato un tour delle biblioteche del paese, che durerà fino a settembre, per illustrare ai cittadini il suo programma di governo.

Io non mi illudo che in Italia accada mai nulla di simile, per quanto sappia che anche nel nostro paese, nonostante tutto, ci siano ottimi – seppur più poveri – sistemi bibliotecari. Tuttavia ho compreso che ciò che noi ci limitiamo a sognare e a credere impossibile è realizzabile, esiste. La democrazia e il futuro non si fanno soltanto con i libri, ma si costruiscono anche in biblioteca.

Edoardo
edoardo.montenegro@betwyll.com

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