24/07/2019

Per la prima volta nella storia le persone con disabilità visive o di lettura possono leggere un libro nello stesso momento in cui lo leggono gli altri, ovvero alla sua pubblicazione. Grazie all’ePub.

Nonostante il mercato dell’e-book al momento sia statico e sia tornato di moda un certo amore per la carta, il supporto digitale è l’unico che permette a lettori ciechi, ipovedenti o con difficoltà di lettura di godersi con facilità un libro. 

Non tutti però hanno le stesse esigenze di accessibilità. Per esempio, una persona cieca può avere bisogno di un testo che possa essere letto con barra braille, ma pure che sia facilmente navigabile dall’indice e quindi che le strutture semantiche (titoli, sottotitoli, note, ecc.) siano ben distinte. A loro volta le persone ipovedenti o con difficoltà legate al testo stampato, richiederanno che il contenuto sullo schermo sia fluido, ovvero la possibilità di aumentare o diminuire la dimensione del carattere, di cambiare il font o di modificare il contrasto dei colori. Altre funzionalità necessarie potrebbero essere la sintesi vocale, che rispetti però la sillabazione e la corretta pronuncia della lingua, la descrizione di immagini, grafici e tabelle oppure, nel caso di disabilità motorie, i comandi vocali per voltar pagina. 

Le Web Accessibility Guidelines

Tutte queste funzionalità però non sono automaticamente parte di qualsiasi e-book o ePub. Anzi, un ePub deve essere implementato correttamente e seguire certe linee guida specifiche per poter essere considerato accessibile. Per questo, nel giugno 2018 sono state aggiornate le linee guida sull’accessibilità dei siti web e dei contenuti digitali (Web Content Accessibility Guidelines) dal working group W3C (World Wide Web Consortium). Le WCAG 2.1 si basano su quattro principi fondamentali individuati già nel 2009, per i quali il contenuto multimediale deve essere:

  • Percepibile, cioè tutti gli utenti, disabili e non, devono poter accedere a qualsiasi contenuto.
  • Utilizzabile, cioè l’utente deve poter usufruire a pieno del contenuto e della pagina che lo contiene.
  • Comprensibile, cioè l’utente deve poter capire il contenuto e riuscire a prevedere i risultati dell’interazione con esso.
  • Robusto, cioè il contenuto deve essere compatibile con sistemi attuali e futuri.

A questi punti chiave sono stati aggiunti poi 17 nuovi criteri, che fungono da test per il livello di accessibilità, che va da A (minimo) ad AAA (massimo). Questi sono molto più specifici e facilitano la fruibilità del contenuto in relazione sia al dispositivo che si sta usando per leggerlo che alla pagina multimediale che si presenta all’utente.

Attualmente il formato che permette il maggiore livello di inclusività è iPub3, che utilizza HTML5 lo stesso linguaggio utilizzato per la realizzazione dei siti web, e quindi rende possibile la creazione di testi semplici (narrativa, solo testo) e complessi (libri con immagini, grafici e tabelle) ma anche di includere elementi interattivi e multimediali. Questa versione è poi gestita da W3C, il che ha permesso alle case editrici di richiedere delle specifiche per l’inserimento di metadati editoriali indicando nell’e-book il livello di accessibilità, di tag ARIA che identificano le differenti porzioni di testo, ma anche di essere compatibili con sistemi DRM (Digital Rights Management).

EEA:  un cambio di prospettiva

Ad oggi sono ancora molte le case editrici che utilizzano il formato ePub2, nonostante la conversione alla versione più recente non sia così complessa. Molto più complesso è invece il cambio di prospettiva sul lavoro di creazione di contenuti accessibili che è ancora considerato come un plus successivo alla pubblicazione. Nulla potrebbe essere più distante dalla realtà. Infatti il 7 giugno scorso la Commissione Europea ha pubblicato lo European Accessibility Act (EAA), ovvero una direttiva che elenca e garantisce tutti i requisiti di accessibilità di diversi prodotti e servizi. Il fatto che nella normativa rientrino le linee guida sopra citate, integrate a loro volta con gli accordi del Trattato di Marrakech (per cui, in sintesi, il diritto d’autore è limitato nel caso di produzione di contenuti accessibili), ci fa capire quanto da vicino l’EAA tocchi tutta la filiera del libro.

In particolar modo la direttiva prevede che entro il 2025 la maggior parte dei personal computer (hardware e software), degli e-commerce, dei servizi bancari, dei terminali di self service, degli e-book e dei software di lettura che si trovano e vengono messi in commercio soddisfino i requisiti di accessibilità previsti.

Fondazione LIA: Libri Italiani Accessibili

In Italia il controllo della qualità di questi prodotti e la sensibilizzazione sul tema sono da tempo affidati alla Fondazione LIA (Libri Italiani Accessibili). A livello internazionale la fondazione è riconosciuta come un caso virtuoso e all’avanguardia, che agisce sul piano della ricerca partecipando a working group e tavoli di lavoro internazionali e sul piano del mercato, supportando diverse realtà editoriali nello sviluppo di prodotti accessibili e pubblicando più di 12 mila titoli.

Il metodo proposto dalla Fondazione è di integrare la fase di certificazione dell’accessibilità nel processo produttivo e distributivo. Quest’ultimo lavoro ha reso la Fondazione LIA “garante” della certificazione dei testi di diverse case editrici (si può vedere il bollino verde a fianco degli e-book sui siti di e-commerce). Possiamo dire quindi che l’Italia partirà da un ottimo esempio di metodo di lavoro per rispettare le richieste della normativa. Senza contare il mercato che si apre per le case editrici. La Fondazione infatti ha rilevato che le persone con disturbi di lettura o visivi leggono tre volte il numero di libri rispetto agli altri, ovviamente dove questi sono resi accessibili.

Anna Pederneschi

Anna Pederneschi

studentessa universitaria

Laureata in filosofia all’Università di Pavia, studia editoria presso il master dell’Università cattolica di Milano. Da ottobre si trasferirà alla University of California Irvine per iniziare il percorso di dottorato in epistemologia. Tra i suoi interessi troviamo l’impatto dei social media sui comportamenti sociali, l’interazione tra cultura tradizionale e cultura pop e l’uso del linguaggio come strumento di conoscenza.

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