12/02/2019

Due scuole primarie in Svezia stanno commentando I fratelli Cuordileone di Astrid Lindgren sulla app. Le maestre Carina Falck, Cecilia Falck e My Ottosson condividono la loro esperienza di social reading in un contesto multiculturale.

I fratelli Cuordileone è un testo straordinario, sia per la trama sia per i personaggi. Perché avete scelto questo libro e perché pensate che gli studenti dovrebbero avere la possibilità di leggerlo? Qual è l’eredità lasciata da Astrid Lindgren e dalle sue opere?

Quando ci è stato chiesto di scegliere un libro per il progetto di social reading su Betwyll, la scelta dell’autore è stata semplice. Astrid Lindgren è uno dei nostri grandi autori di letteratura per bambini ed è molto popolare ben oltre i nostri confini. Crediamo che i suoi libri vivranno molto a lungo. In Svezia Astrid Lindgren è anche molto nota come persona attiva nella difesa dei diritti dei bambini e degli animali. Aveva un grande coraggio civile e dibatteva con i politici. Tracce di questo dibattito si ritrovano anche nei suoi libri. Oggi abbiamo tanti bambini che vengono in Svezia e non hanno avuto l’opportunità di crescere con i grandi racconti di Astrid Lindgren. Dovrebbero conoscere la sua letteratura e partecipare al grande patrimonio culturale che l’autrice ci ha lasciato.

Abbiamo cominciato il lavoro parlando di Astrid Lindgren e di tutto quello che ha fatto. Un alunno ci ha chiesto perché dovevamo parlare di una persona morta. Ma quando gli abbiamo spiegato tutto quello che Astrid ha fatto, ha commentato: “Ora capisco veramente perché ritenevi che dovessimo imparare da lei.

Il problema è stato poi quale scegliere tra i suoi tanti libri meravigliosi. La scelta è caduta su I fratelli Cuordileone perché è una storia d’amore senza tempo sulla quale si può lavorare in molti modi. Quando fu pubblicata, il dibattito sulla legittimità di scrivere di morti infantili era molto vivo. Molti bambini però scrissero ad Astrid Lindgren per dire che il suo libro li aveva aiutati molto.  Le avevano anche chiesto di scrivere un seguito per spiegare loro cosa sarebbe capitato poi a Nangilima. Ora i nostri alunni hanno la possibilità di fare domande ai personaggi, ma anche ad Astrid. Forse così possiamo aiutare quelli che hanno vissuto situazioni difficili.

Il libro prende vita

Sulla app, infatti, gli studenti possono interagire con i personaggi del libro e con l’autrice, grazie ad account finzionali gestiti dai loro insegnanti. Qual è stata la loro reazione? Stanno apprezzando il nostro metodo per il social reading?

Gli studenti di oggi passano molto tempo sui media ufficiali. Su Betwyll, devono prima leggere il libro per poter poi fare delle buone domande. Ora i bambini stanno imparando a scrivere una domanda entro un certo limite di caratteri: né troppo lunga e né troppo corta. Questo è un buon esercizio.

Quando abbiamo mostrato la app, gli studenti hanno visto che aveva un interfaccia mobile. Era una cosa che riconoscevano con facilità. Poi c’erano i personaggi del libro a rispondere alle loro domande. Sono nate diverse discussioni tra gli alunni sia a lezione che nel tempo libero. I bambini si sono quindi sentiti ancora più motivati a continuare a leggere il libro.

Passare al digitale: opportunità e sfide

La digitalizzazione sta trasformando l’atteggiamento degli studenti nei confronti dell’apprendimento. Quali sono le sfide che state affrontando come insegnanti e come suggerireste di gestire questa trasformazione ai vostri colleghi? Qual è l’essenza dell’insegnamento nell’era digitale?

A scuola possiamo utilizzare ciò che più interessa gli studenti: i supporti digitali. Possiamo usarli online e offline. Gli alunni hanno riconosciuto la struttura e l’interfaccia di Betwyll perché somigliano a quello di altri social media. Il nocciolo è aiutare gli alunni a restare in tema, senza che si facciano confondere da tutto quello che si trova su internet. Per questo lavoriamo con la critica delle fonti. Nel nostro Comune abbiamo anche il vantaggio che tutti gli alunni hanno un loro Chromebook che possono usare liberamente. Siamo noi pedagoghi che dobbiamo immaginare/prepararci su come possiamo utilizzarlo per ispirarli a sviluppare la conoscenza. Imparare deve essere divertente!

Classi inclusive

Le scuole europee sono sempre più multiculturali, con studenti che provengono da culture e Paesi diversi. Nella vostra esperienza, quali soluzioni possono adottare gli insegnanti per rendere le loro lezioni più inclusive ed efficaci?

I pedagoghi devono essere molto chiari e precisi quando spiegano un compito, a beneficio di tutti gli alunni. Se possibile, questi studenti possono ricevere indicazioni nella loro lingua madre. Nel caso di #Lejonhjärta, ad esempio, un insegnante ha letto il libro in arabo per gli studenti di quella lingua. Altri possono lavorare sul libro nella lingua di origine durante le lezioni di quella lingua. Il massimo sarebbe avere simultaneamente in classe un pedagogo svedese e uno che parla la lingua madre.

È importante che l’alunno senta che entrambe le lingue sono ugualmente importanti. Questo lo possiamo dimostrare sottolineandolo, e permettendo di fare i compiti nella lingua madre. Oppure spiegando cosa significano le nuove parole svedesi nella loro lingua d’origine. Nelle classi abbiamo anche gruppi di lingue, ovvero gli alunni che parlano la stessa lingua possono lavorare nello stesso gruppo. Così possono discutere nella lingua in cui si sentono più sicuri.

Lavoriamo molto ed in modi diversi sul vocabolario. Per consolidare la conoscenza di nuovi vocaboli, facciamo giochi e utilizziamo parole diverse nello stesso contesto. A volte basta scrivere le parole chiave sulla lavagna nella settimana in cui ci lavori e poi farle ripetere ogni giorno.

Da sinistra a destra: le maestre Carina Falck, Cecilia Falck e My Ottosson 

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